Il Presidentino padovano cambia rotta
(fonte: www.peperosso.info)
Dopo un primo avvio come locale guidato da un filosofia di degustazioni serali, che lasciavano poco spazio alla fantasia del cliente ma molta, forse troppa, a quella della cucina e del sommelier, il Presidentino, ristorante pensato per essere fra i più gradevoli dell’ indaffaratissima Padova, oggi sembra aver trovato la rotta giusta.
Non più chiusura il mezzodì, niente camicie di forza culinarie la sera, ma un ventaglio di godibili proposte che una volta impiattate, pareggiano qualità e raffinatezza insieme ad ottime dosi di mestiere sia dello chef che del suo aiuto.
Giovani entrambi, poco più che ventenne l’aiuto Paolo Mazzuccato, già citato dai Mura del Venerdì di Repubblica, qualche anno in più il timoniere Nicola Cogo, cresciuto fra Alajmo, Barontini e altri stellati francesi.
Due entusiasti della loro passione che riescono a trasmettere con molta naturalezza le loro idee e con buona probabilità anche quelle del patron Massimo Sabbion, rappresentato dal direttore Flavio Colantuoni, su una cucina fresca e briosa: attenta al passo delle stagioni, all’offerta del vicino mercato delle piazze patavine, ispirata da una creatività che gode dell’irruenza della gioventù senza però scivolare in pericolosi voli pindarici che Nicola e Paolo, sanno tenere ben frenati da una robusta dose di quella maturità necessaria per una cucina godibile fin dal primo assaggio.
Anche se l’uso della cottura sottovuoto, tecnica ampiamente e sapientemente adottata da Cogo e Mazzuccato e che accentua i sapori e gi aromi dei cibi che rimangono più naturali, qualche volta può risultare poco comprensibile ai palati non abituati a capire che un gambero, una seppia o un calamaro si possono mangiare anche senza farli sballottare annegandoli nell’acqua bollente o rinsecchendoli miseramente su fuochi ardenti; in alternativa, crudi, come piace ai gatti.
Che sono felini e non umani come noi che non ci accontentiamo solo di nutrirci ma andiamo in cerca di cibarci, accontentando non solo la pancia ma la vista, il palato, e l’animo del critico sempre pronto a dire la sua.
Cosa che per iIl Presidentino, fa dire che la nuova rotta sembra proprio quella giusta.
Venendo alla nota del conto, altro parametro non meno trascurabile quando ci si siede ai tavoli di un ristorante, per il pranzo di mezzogiorno si possono soddisfare occhi, gola e appetito con venti euro, calice di buon vino compreso, mentre, volendo cimentarsi anche nel ruolo di critico mangione e far sfilare tutte le portate dall’antipasto al dolce, gli euro possono diventare una cinquantina, o su di li.


















